“Fratelli d’Italia, l’Italia s’è … rotta!”

“Fratelli d’Italia, l’Italia s’è … rotta!”

 

C’era una volta l’Italia … , sì, perché effettivamente l’Italia è esistita da quando si formò il continente europeo e precisamente è quella penisola che dalla parte centromeridionale dell’Europa si allunga nel Mar Mediterraneo. Terra di sogni per i suoi abitanti, gli italici, ma come tutte le terre meravigliose di questo mondo è stata anche terra di conquista da parte di altri popoli, se non altro per la sua posizione strategica. Tralasciando per un momento l’aspetto fisico, la storia ci insegna che la penisola italica ha avuto molti risvolti storici, ma fin dall’inizio è stata governata politicamente da amministrazioni locali, dai popoli italici prima e da governanti imperiali e non, ma che delegavano ai signori locali, questo sin dall’Impero Romano, nel cui periodo ci fu la prima vera unità d’Italia, il cui nome, i romani, estesero dalla Calabria fino all’Appennino Tosco-Emiliano, delimitando su questi monti il confine con la Gallia Cisalpina.

 

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Con la caduta dell’Impero Romano, la penisola diventerà teatro di contese e di battaglie tra popoli che si affanneranno a prenderne il completo possesso e andando avanti nel tempo si noterà che mai più la penisola italica sarà unita politicamente, fino al XIX secolo.

 

Dopo la straziante parentesi napoleonica che causò circa sei milioni di morti e ruppe gli equilibri europei, ci fu bisogno di un riassetto territoriale degli Stati, i quali erano stremati e provati soprattutto economicamente, così con il Congresso di Vienna si diede un nuovo volto al continente gettando pure le basi per i cambiamenti che sarebbero dovuti avvenire, infatti tutti gli imperi e i regni erano stati resi instabili perché internamente minati da ideologie nuove. Una di queste idee era proprio il fatidico regno d’Italia.

 

imagesCAKKOO5E.jpgAppena si parla di regno d’Italia subito la mente ci porta al 1860, ma a molti di noi sfugge che tale regno è esistito sin dal Medio Evo, infatti già Carlo Magno nel 781 costituì il Regno d’Italia circoscritto ovviamente ai territori longobardi del nord della penisola con il nome di Regnum Italiae o Regnum Italicum fino al 1024, anno in cui il Regno d’Italia, compreso nell’Impero Romano Germanico, finì nell’oblio. C’è da dire che le corone italiane erano solo figurative, allo stesso modo di quello che venne alla luce otto secoli dopo per mano di Napoleone I, il quale trasformò nel 1805 la già esistente Repubblica Italiana (derivata dalla Repubblica Cisalpina) in Regno d’Italia. Lui si proclamò Re d’Italia, essendo già Presidente della precedente repubblica, contrastando l’imperatore d’Austria Francesco II, il quale essendo Imperatore dei Romani si riteneva di fatto anche Re d’Italia.

Da qui all’idea di riunire la penisola politicamente il passo fu breve, con la nascita di associazioni segrete e con le spinte massoniche internazionali si ebbe, quindi, quel periodo riconosciuto come Risorgimento, mediante il quale gli Stati europei, ma soprattutto l’Inghilterra, aggiustarono a loro modo i “problemi” della penisola italica, sfruttando l’egoismo di quei loschi personaggi che da nord a sud sono ora designati come padri della patria. In effetti i problemi ce li avevano loro e per risolverli, anche in parte, pensarono bene di costituire un’unica amministrazione italiana a danno dei popoli che l’abitavano e schiacciando le nazioni ultrasecolari che componevano politicamente la penisola.

 

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Se mai ci fu una Italia unità questa fu prima del 1859. Seppur divisa, l’Italia agiva come una Confederazione, sia militarmente con le alleanze contro l’Austria, sia socialmente con le lotte per la Costituzione e lo sviluppo economico. Su quest’ultimo campo lo Stato trascinatore era il Regno di Napoli e Sicilia che pochi anni prima a Vienna venne denominato Due Sicilie, mentre in campo militare lo stato trascinante era il Piemonte ovvero Regno di Sardegna, la cui malafede fece in modo che tradendo il resto d’Italia (essendo più francese che italiano) distrusse quella cooperazione che vedeva uniti negli intenti gli Stati nazionali della penisola, per fondare uno stato italiano unico e costruire un popolo che non esisteva, l’italiano. 

 

 

A distanza di 150 anni bisogna annotare il totale fallimento di questo Stato italiano, prima regno e poi repubblica, poiché pur cambiando la forma di governo, ma rimanendo di fatto fermo agli originali intenti, non è riuscito a fare né l’Italia e né gli italiani. Subito dopo l’invasione piemontese a motivo dell’Italia unita, si fa nascere, contemporaneamente, la questione meridionale, creando quella nuova corrente detta Meridionalismo.

 

Le conseguenze sono note a tutti coloro che non sono rimasti ammaliati dal grande fratello o da altra TV spazzatura. L’illegalità dilaga a tutti i livelli e ad ogni latitudine. Economicamente siamo rovinati poiché i ricchi sono più ricchi e i poveri sono più poveri. Gli “italiani” devono fare i conti con la calcolatrice per arrivare a fine mese. Otto milioni di italiani sono poveri(rapporto Istat). Le tasse sono sempre più esose e il potere d’acquisto è diminuito. I pensionati che non siano stati almeno una volta eletti al Parlamento morirebbero di fame se non fosse per i figli. Il sistema sanitario fa acqua da tutte le parti. E si denuncia la più grande vergogna di quest’Italia unita, una deportazione di massa dalle regioni meridionali a quelle settentrionali, una emigrazione che è iniziata nel 1861 e sembra non aver fine. Il Sud è ritornato indietro di 10 anni(dati Svimez 2010). A tutt’oggi 270.000 persone (Corriere della Sera) si spostano da Sud a nord ogni anno e 150.000 non faranno più ritorno e dichiaro complice di questo massacro sociale molto vicino al genocidio l’Europa tutta, la quale permette nel XXI secolo di fare esistere una colonia interna.

 

Gli ultimi avvenimenti politici fanno ben capire l’impossibilità di continuare a convivere con tale Stato che scelleratamente si ostina a non cambiare le proprie fondamenta malamente costruite e che continua a negare. L’incapacità di tali amministratori fa luce su comportamenti incoscienti poiché per un proprio tornaconto personale, sia politico che economico, non disdegnano dal calpestare i diritti e la dignità dei cittadini i quali nonostante subiscono da anni, pur continuano a pagare le tasse per sostenere una finta democrazia rimasta sulla carta e che si è trasformata nei fatti in una oligarchia che ha tolto ogni potere al popolo che per farsi rispettare è costretto a scendere per le strade ed opporsi alle infami e illegali leggi imposte, subendone ogni conseguenza sanitaria per colpa delle manganellate, ancor prima che giudiziarie.

 

NAPOLITANIA, SICILIA, SARDEGNA, CORSICA E VENEZIA.pngRiconoscendo l’esistenza di un’amministrazione centralista unitaria non si può certo dire che esista l’Italia come nazione, in quanto a tutt’oggi e specialmente negli ultimi tempi, sono sempre più evidenti segni d’insofferenza verso questo indivisibile Stato unitario da parte delle nazioni che la compongono. Infatti, tralasciando il caso più eclatante della Padania indipendente il cui partito politico è addirittura a governo e i vari movimenti separatisti di Val d’Aosta, Alto Adige e Friuli, ci sono pure molte compagini per l’indipendenza del Veneto, della Sicilia, della Napolitania, della Sardegna, della Liguria, della Romagna e chissà quante altre. A questo punto più che fratelli possiamo definirci cugini d’Italia e se è per svegliarci, non sarà certo per continuare sulla fallimentare linea tenuta da un secolo e mezzo a questa parte, bensì per esaminare le radici della nostra vera storia passata, per ritrovare l’appartenenza al proprio Popolo, gente che ha le stesse comuni culture e sentirsi parte di una vera Nazione. Ci vorrà tempo per rimediare ai danni causati da un’oppressione durata negli anni, ma è nostro diritto provare a cambiare il futuro per i nostri figli ed è dovere dell’Europa aiutarci a sistemare le cose come meglio crediamo.

 

 

Antonio Iannaccone

“Fratelli d’Italia, l’Italia s’è … rotta!”ultima modifica: 2010-11-30T14:45:52+00:00da tonyan1
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Un pensiero su ““Fratelli d’Italia, l’Italia s’è … rotta!”

  1. Essere all estero da molti anni non ha mai intaccato quella coscienza dell essere un cittadino delSud in contrasto con i costumi,le tradizioni,la mentalita’ di quel resto della penisola Italica oggigiorno accettato come lo stato nazionale della republica Italiana.Nei miei viaggi occasionali al Nord della penisola, non ho potuto evitare di confrontare il mio approccio alla vita con quello degli abitanti di regioni come la Lombardia,il Piemonte,il Trentino ,per nominare quelle che piu’ ho sentito come zone straniere,purtroppo la storia dei grandi convegni di nazioni assolutiste che ebbero luogo nella meta’ dell ottocento hanno negato alle terre del Sud quel diritto ad un identita’ propria ed all autosostentamento.Tutto cio’fu’ giustificato con il fatto che una nuova realta’ Italiana era stata scelta per il Sud senza che ai suoi cittadini fosse mai stato chiesto nulla
    Vivendo nell era della riscoperta dei diritti dell uomo e dico riscoperta perche’ penso che la rivoluzione francese e l illuminismo altro non furono che un sostituire il potere assoluto dei regnanti con quello meno ovvio ma piu’deleterio della massoneria;dicevo,vivendo in un era in cui il diritto all identita’ ed all autodeterminazione e’ messo nella sua giusta luce, vorrei tanto si capisca che la parte dell Italia sempre esistita come un regno a se’ stante ed autonomo,quelle terre che dal Molise vanno fino alla Sicilia sono la sola porzione della penisola in cui ci si puo’ senza nessun tema di smentita chiamare fratelli e che il resto della penisola ha tanto a che spartire con la cultura meridionale quanto il leone ce l ha con il lupo .
    Il bisogno di ridefinire a chi appartenga quanto fu’ depredato,e vivere come entita’ a se stanti nel rispetto della civile convivenza sta’ diventando un impellente imperativo per un popolo Merdionale che, non solo non si identifica ma non ha piu’ ragione di fidarsi dei politici di cartapesta che il Nord,assetato di risorse gli impone.Non c’e’ mai stata una relazione bilaterale di scambio e l asserzione che il Sud sarebbe dovuto restare solo come una colonia del Nord ce lo dice.
    Concludo quindi col dire che soluzioni pratiche in questo quadro sono oramai da tempo necessarie e che devono essere messe in attuazione principalmente nel quadro di “restituzione e riparazione dei danni causati”che la parola “questione meridionale” significa

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