Unità d’Italia, l’altra storia

Unità d’Italia, l’altra storia

Angelo D’Ambra* (Terra Campania)

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INTERVENTI. Il movimento L’Altro Sud ricorda che oggi, come150 anni fa, il Mezzogiorno torna ad alzare la testa in difesa del territorio.

Certi fermenti non spuntano all’improvviso, come funghi dopo la pioggia, ma sono frutto di una lunga e sotterranea fase preparatoria, che resta per lo più sconosciuta. Solo quando tutto è pronto e la stagione è opportuna, si diffondono, si rafforzano. La crisi dello Stato-nazione e del centralismo dirigista, accompagnata dalla fine delle ideologie, ha lasciato emergere nuovi paradigmi dell’agire sociale e politico, nuove idee che spaziano sui suggestivi panorami delle numerose regioni d’Europa. In Belgio, in Spagna, in Francia, in Italia l’uomo, il cittadino, l’individuo riscopre il proprio territorio che, con la sua storia e la sua cultura, diviene il nuovo completo quadro dell’ agire comunitario.
 
Napolitano tuona contro il cosiddetto revisionismo storico, ma la sua è la voce di chi la patria l’ha sempre avuta in testa, nelle astrazioni del Novecento; i regionalismi invece parlano di una patria storica e concreta che si calpesta, che si respira, una patria per cui vale la pena vivere e lottare. Napolitano comprende che se ieri la difesa della terra si espresse al Sud con la resistenza dei briganti alle invasioni garibaldine e piemontesi, oggi il Sud torna ad alzare la testa e scende in piazza di nuovo in nome di quella stessa sua terra e non di astratte idee ed appartenenze, si interroga su un virtuoso ciclo di smaltimento rifiuti, esige competenza dal proprio ceto dirigente, esprime con la sua costellazione di comitati e coordinamenti territoriali una rinnovata e più forte partecipazione civica.
 
Ai briganti, Cialdini appena entrato nel Contado del Molise rispose “fucilo tutti i paesani armati che piglio, e do quartiere soltanto alle truppe. Oggi ho già incominciato”; ai manifestanti di Terzigno, qualche settimana fa, Maroni rispondeva con un “vogliono il morto” che suona tanto come minaccia e tragedia preannunciata perché se quelli di ieri erano briganti, quelli di oggi di certo sono camorristi. Tanta strada c’è ancora da percorrere per individuare quella giusta connessione organizzativa e metodologica che possa segnare un salto di qualità in tali movimenti, ma la vecchia politica, in uno slancio istintivo di protezione dei propri privilegi, correttamente ha già individuato nel connubio tra la libera analisi storiografica e la teoria politica ciò che può dare al diffuso sentire territoriale il supporto vincente.
 
Oggi prospera questa letteratura, “revisionista” la si chiama, ma quale sarà il suo destino? Che essa solleciti davvero in forme nuovissime una concreta presa di coscienza collettiva della società meridionale? Non siamo né tra i profeti di sventura, né tra gli euforici sognatori, ma pensiamo che valga la pena entrare nei polverosi archivi di Stato e riscoprire le storie dei contadini del Sud di centocinquanta anni fa, fucilati in decine, centinaia, migliaia nelle campagne e negli spiazzali del Mezzogiorno, per riappropriarci di una memoria collettiva troppo spesso negata per privare la società civile della sua anima.

da: http://www.terranews.it/news/2010/11/unita-d’italia-l��…

Unità d’Italia, l’altra storiaultima modifica: 2010-11-26T22:42:20+01:00da tonyan1
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